25 giugno 2026: una giornata storica per il futuro del vivaismo

Pistoia, 25 giugno 2026 – Dalla firma del protocollo “Piante di Toscana” nella sede della Regione Toscana fino all’Assemblea aperta dell’Associazione Vivaisti Italiani a Pistoia, il settore ha vissuto una delle pagine più significative della propria storia recente.

Non è stata soltanto una successione di eventi istituzionali. È stato il momento in cui il vivaismo ha mostrato una nuova consapevolezza di sé: quella di essere una filiera strategica per lo sviluppo economico, ambientale e sociale del Paese, capace di dialogare con le istituzioni, il mondo della ricerca, le città e l’Europa.

La mattina: nasce “Piante di Toscana”

Il primo momento simbolico della giornata si è svolto a Firenze, a Palazzo Strozzi Sacrati, dove la Regione Toscana e l’Associazione Vivaisti Italiani hanno sottoscritto il protocollo d’intesa “Piante di Toscana”.

L’accordo rappresenta molto più di una firma istituzionale: riconosce il verde come elemento identitario della Toscana e individua nel vivaismo uno dei motori della competitività regionale.

Per la prima volta viene definito un percorso condiviso che mette a sistema:

  • promozione e valorizzazione delle produzioni;
  • sostenibilità ambientale;
  • ricerca e innovazione;
  • economia circolare;
  • formazione;
  • tutela fitosanitaria;
  • rigenerazione urbana;
  • sviluppo delle nuove tecnologie.

La collaborazione tra Regione Toscana, Distretto Rurale Vivaistico Ornamentale di Pistoia e Associazione Vivaisti Italiani assume così un carattere strutturale, ponendo le basi per politiche coordinate capaci di accompagnare la crescita del comparto nei prossimi anni.

Un riconoscimento storico per il settore

Durante la firma del protocollo è emerso con chiarezza un messaggio condiviso da tutte le istituzioni presenti: il vivaismo non rappresenta più soltanto una produzione agricola d’eccellenza, ma un’infrastruttura strategica per affrontare le grandi sfide del nostro tempo.

Cambiamento climatico, forestazione urbana, qualità della vita, tutela della biodiversità e sviluppo economico trovano infatti nelle piante uno strumento concreto di risposta.

Come ha sottolineato il presidente di AVI Vannino Vannucci, il protocollo costituisce “una svolta decisiva” perché costruisce finalmente una visione organica capace di accompagnare il settore nella crescita produttiva, scientifica, culturale e sociale.

Il pomeriggio: un’assemblea che guarda al futuro

La giornata è proseguita negli spazi di Gea, a Pistoia, dove l’Assemblea dei soci di AVI si è trasformata in un grande momento di confronto aperto tra istituzioni locali, rappresentanti nazionali, Parlamento europeo, amministrazioni comunali, mondo della ricerca e imprese.

L’approvazione del bilancio associativo è diventata l’occasione per raccontare un anno di intenso lavoro basato su ascolto, relazioni e costruzione di alleanze.

Nel suo intervento introduttivo, il presidente Vannino Vannucci ha ricordato come nessuna impresa possa affrontare da sola le grandi trasformazioni che attendono il settore, ribadendo che soltanto una visione condivisa può generare valore per aziende, lavoratori, territori e comunità.

Dalla Toscana nasce un modello nazionale

Uno dei temi centrali dell’assemblea è stato il cosiddetto “Modello Toscana”, che punta a trasformare il patrimonio di competenze sviluppato dal distretto vivaistico pistoiese in un riferimento per le politiche urbane italiane.

Le esperienze di Firenze, Pistoia, Parma e Roma hanno mostrato come il verde non possa più essere considerato un semplice elemento ornamentale.

Le piante diventano infrastrutture urbane capaci di:

  • mitigare gli effetti della crisi climatica;
  • migliorare la salute pubblica;
  • aumentare la qualità dello spazio urbano;
  • rafforzare la resilienza delle città.

È una visione che mette il vivaismo al centro delle strategie di rigenerazione urbana.

Lo sguardo si allarga all’Italia e all’Europa

L’assemblea ha poi affrontato le principali sfide legislative che interesseranno il comparto nei prossimi anni.

Dal Ministero dell’Agricoltura sono arrivate importanti conferme sull’imminente approvazione della nuova legge nazionale sul florovivaismo, destinata a dotare finalmente il settore di strumenti normativi attesi da decenni.

Parallelamente, il confronto con gli europarlamentari ha aperto il dibattito sulla nuova Politica Agricola Comune 2028-2034, con un obiettivo chiaro: ottenere il pieno riconoscimento del vivaismo all’interno delle politiche agricole europee e garantire al comparto l’accesso alle opportunità di finanziamento dedicate.

Una rete sempre più ampia

La forza della giornata non è stata soltanto nella qualità degli interventi, ma nella rete di relazioni costruita.

Regione Toscana, Comuni, Parlamento italiano, Commissione europea, Anci Toscana, Fondazione Sistema Toscana, Fondazione Caript, istituzioni scolastiche, università e grandi progetti di forestazione urbana hanno condiviso lo stesso tavolo.

È il segnale di un comparto che oggi dialoga con tutti i livelli istituzionali e che viene riconosciuto come interlocutore autorevole sulle grandi politiche ambientali.

Il 25 giugno 2026 rappresenta molto più della firma di un protocollo o dello svolgimento di un’assemblea associativa.

È il giorno in cui il vivaismo italiano ha consolidato una nuova identità.

Un’identità fondata sulla collaborazione tra pubblico e privato, sulla ricerca, sull’innovazione, sulla sostenibilità e sulla capacità di offrire risposte concrete alle sfide climatiche e urbane. Perché il futuro del vivaismo non riguarda soltanto chi produce piante. Riguarda il futuro delle nostre città, del paesaggio, dell’ambiente e della qualità della vita delle persone.

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