Il futuro del vivaismo fra Europa e Italia

Il vivaismo non è più soltanto un comparto produttivo di eccellenza. Oggi è riconosciuto come una leva strategica per l’agricoltura, la sostenibilità, la rigenerazione urbana e l’adattamento ai cambiamenti climatici.

È questo il messaggio emerso dal confronto tra rappresentanti del Governo, Parlamento italiano ed europeo, che hanno delineato un percorso comune per rafforzare il ruolo del settore nelle politiche nazionali e comunitarie. La sfida è duplice: da un lato dotare finalmente il comparto di una cornice normativa moderna attraverso la legge sul florovivaismo; dall’altro ottenere un pieno riconoscimento del vivaismo nella futura Politica Agricola Comune, affinché possa accedere agli strumenti e alle risorse europee al pari degli altri comparti agricoli.

La riforma del florovivaismo: un passaggio storico

Tra le novità più attese c’è la prossima approvazione della legge nazionale sul florovivaismo, destinata a rappresentare un punto di svolta per il settore.

A fare il punto sull’iter legislativo è stato il sottosegretario al Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste Patrizio La Pietra.

«Dopo il parere favorevole della Conferenza Stato-Regioni, è arrivato il via libera delle Commissioni Agricoltura alla Camera e al Senato e sono state acquisite le osservazioni. Tradotto, l’iter è alle battute finali e a stretto giro quella sul florovivaismo diventerà legge.»

Una riforma attesa da anni che, secondo La Pietra, permetterà finalmente al comparto di disporre degli strumenti necessari per crescere.

«Finalmente ci siamo: il comparto avrà tutti quegli strumenti normativi ed economici sinora mancati che serviranno per fare quel salto che attendiamo da tempo.»

Il sottosegretario ha inoltre sottolineato il ruolo svolto dal Governo anche sul fronte europeo.

«Il futuro dell’agricoltura e del vivaismo passa attraverso una politica attenta a esigenze e imprese. Grazie al lavoro svolto dal ministro Francesco Lollobrigida si è riusciti a scongiurare i tagli minacciati da Bruxelles, ottenendo anzi 10 miliardi di euro in più per la PAC, azzerando il taglio del 22% proposto dalla Commissione Europea.»

Riconoscere il vivaismo come eccellenza nazionale

Accanto agli strumenti normativi, cresce anche il lavoro per rafforzare il riconoscimento pubblico del settore.

L’onorevole Irene Gori, componente della XIII Commissione Agricoltura della Camera e relatrice della legge sul florovivaismo, ha ricordato come il primo obiettivo sia stato proprio quello di valorizzare culturalmente il comparto.

«Una priorità è sempre stata riconoscere l’eccellenza del vivaismo e divulgarla.»

Tra le iniziative simboliche ha ricordato l’allestimento realizzato nel Cortile d’Onore della Camera dei Deputati in occasione delle celebrazioni per gli ottant’anni della Repubblica.

«Portare le piante in questo contesto ha rappresentato un messaggio significativo che ha a che fare con la nostra storia, le nostre radici e la nostra identità.»

Un percorso che prosegue sia sul piano delle risorse sia su quello degli investimenti.

«Dal Fitolab alla legge sul florovivaismo, della quale ho avuto l’onore di essere relatrice alla Camera, il lavoro non è finito e ci impegneremo ancora perché si possano portare nuove risorse anche nella prossima legge di bilancio.»

La sfida europea: il vivaismo nella nuova PAC

Tra i simboli di questo percorso c’è il Parco Gea, destinato a diventare uno dei luoghi identitari del Se il fronte nazionale appare ormai avviato, la grande partita si gioca ora a Bruxelles.

L’europarlamentare Dario Nardella ha evidenziato l’importanza della prossima riforma della Politica Agricola Comune 2028-2034.

«Il prossimo 7 luglio scade il termine per la presentazione degli emendamenti alla PAC 2028-2034. Con i vivaisti europei e italiani abbiamo preso l’impegno che il settore, finora assente, venga finalmente inserito nella Politica Agricola Europea.»

Un passaggio strategico, considerando che la nuova PAC potrà contare su una dotazione di circa 400 miliardi di euro.

«Riconoscere il vivaismo è fondamentale non solo perché venga attribuita al settore la dignità che merita, ma anche perché possa accedere a finanziamenti dedicati.»

Nardella ha indicato anche altri due obiettivi prioritari: la revisione della normativa europea che oggi considera i vasi come imballaggi anziché parte integrante della produzione vivaistica e la costruzione di un’alleanza stabile tra città europee e comparto florovivaistico.

«Manca un sistema di coordinamento complessivo che dia stabilità ai progetti di forestazione urbana. A settembre avremo un incontro con i vivaisti d’Europa per costruire un protocollo condiviso che stabilisca priorità, progetti e strumenti.»

Più rappresentanza, più dialogo con l’Europa

Anche l’europarlamentare Francesco Torselli ha richiamato la necessità di rafforzare la presenza del settore nelle istituzioni europee.

«In Europa dobbiamo non solo far squadra, ma usare l’unica arma che possediamo, ovvero trovare lo spazio per rappresentare i nostri territori.»

Per Torselli il primo passo è costruire un dialogo costante tra il sistema produttivo e le istituzioni comunitarie.

«Dobbiamo essere più bravi a sentirci italiani in Europa, raccontarci nel contesto comunitario e riportare buonsenso quando si fanno le regole.»

Un cambio di approccio che riguarda anche il modo in cui viene raccontata l’agricoltura.

«Negli ultimi anni la narrazione europea sull’agricoltura non è stata positiva, quasi che l’agricoltore fosse un irresponsabile. Abbiamo cambiato anche il lessico: gli agricoltori e quindi i vivaisti sono “guardiani del territorio”. Non è un esercizio stilistico, è il messaggio che cambia.»

Una strategia condivisa per il futuro

L’insieme degli interventi delinea una prospettiva chiara: il vivaismo sta assumendo un ruolo sempre più centrale nelle politiche pubbliche, dalla pianificazione urbana alla transizione ecologica, dalla ricerca all’innovazione fino alle strategie europee.

La legge sul florovivaismo, la riforma della PAC e il rafforzamento del dialogo con le istituzioni comunitarie rappresentano tre tasselli di una stessa strategia: riconoscere al settore il ruolo economico, ambientale e sociale che già oggi esprime.

Per l’Associazione Vivaisti Italiani questo significa proseguire il lavoro di rappresentanza e di costruzione di alleanze istituzionali, affinché il vivaismo italiano possa contribuire da protagonista alle politiche che disegneranno il futuro dell’agricoltura e delle città europee.

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