L’Italia ha coordinato il gruppo di lavoro. Associazione Vivaisti Italiani: “Gli obiettivi del Green Deal sono a rischio senza il pieno riconoscimento di un settore strategico per città e comunità, che vale 10,6 miliardi di euro”.
Dario Nardella: “I nostri vivaisti, con i toscani capofila, rappresentano il motore della transizione verde. Obiettivo: portare il florovivaismo nella PAC per garantire al settore strumenti e risorse adeguate”
Oggi, presso il Parlamento europeo, la ENA European Nurserystock Association ha presentato il proprio Manifesto 2026, un documento strategico che elenca alcune delle necessità prioritarie per il settore vivaistico europeo. Rappresentando oltre 35.000 vivai e 250.000 addetti, il comparto lancia un chiaro avvertimento: gli obiettivi europei su clima e biodiversità non potranno essere raggiunti se il vivaismo continuerà a essere sottovalutato nelle politiche e nei finanziamenti dell’UE.

Ospitato dall’europarlamentare Dario Nardella, l’evento ha visto l’ENA illustrare una roadmap strategica rivolta ai decisori europei. In questo scenario, l’Italia riveste un ruolo di primo piano, ponendosi come guida strategica e produttiva del panorama continentale.
L’Italia rappresenta il secondo mercato vivaistico europeo, con una produzione pari a 1,678 miliardi di euro. In questo contesto, la Toscana concentra oltre il 40% della produzione nazionale, affermandosi come la principale regione italiana per valore e specializzazione del settore. Il Distretto Rurale Vivaistico Ornamentale di Pistoia, con circa 1.500 aziende, oltre 3.500 ettari coltivati e migliaia di addetti tra occupazione diretta e indotta, costituisce uno dei più rilevanti poli produttivi ornamentali d’Europa. Il distretto si distingue per una forte vocazione all’export, con presenza in oltre 60 Paesi, e rappresenta non solo un motore economico strategico, ma anche un hub tecnologico e qualitativo di riferimento per l’intero comparto vivaistico europeo.
Nonostante il comparto sia formalmente classificato come agricolo nei trattati UE, molti produttori vivaistici incontrano ancora difficoltà nell’accesso alla Politica Agricola Comune e agli aiuti in caso di calamità, in particolare le aziende che adottano sistemi produttivi moderni in contenitore.
Il pilastro delle infrastrutture verdi europee
Con una produzione annua pari a 10,64 miliardi di euro, il settore vivaistico rappresenta il principale fornitore delle cosiddette “infrastrutture verdi viventi”, fondamentali per il sequestro del carbonio, il raffrescamento urbano e il ripristino degli ecosistemi. Il Manifesto evidenzia come, a fronte degli ambiziosi obiettivi europei, tra cui la messa a dimora di 3 miliardi di alberi e il ripristino su larga scala degli ecosistemi previsto dalla Nature Restoration Law, la filiera produttiva sia sotto forte pressione a causa dell’aumento dei costi e delle perdite legate ai cambiamenti climatici, che negli ultimi anni hanno superato i 160 milioni di euro. Il documento non si limita a un elenco di richieste, ma delinea una strategia politica organica per riportare il settore vivaistico al centro dell’agenda europea attraverso quattro pilastri fondamentali. In primo luogo, il settore rivendica un pieno riconoscimento formale, chiedendo che ogni tipologia di vivaio, sia in pieno campo sia in contenitore, venga integrata stabilmente nella PAC e nei piani strategici nazionali, per uscire da una condizione di marginalità normativa. A questo si aggiunge la necessità di riformare la gestione del verde pubblico attraverso appalti standardizzati, rendendo obbligatorio l’uso di piante di alta qualità, certificate come sane e resilienti ai cambiamenti climatici, in tutti i progetti finanziati dall’Unione Europea. Un altro tema cruciale riguarda la valorizzazione ambientale della produzione, con la richiesta di inserire le piante coltivate nei vivai nel sistema dei crediti di carbonio (CRCF), trasformando così la capacità di assorbimento della CO2 in un valore economico certificato. Infine, il Manifesto sottolinea l’urgenza di finanziamenti mirati per le PMI, indispensabili per permettere alle imprese di investire in innovazioni tecnologiche come l’efficienza idrica, l’eliminazione della torba e il rafforzamento dei protocolli di biosicurezza.

Le dichiarazioni dei protagonisti
Dario Nardella, Europarlamentare: “Il vivaismo non è un comparto marginale dell’agricoltura europea, ma un settore sempre più strategico per il raggiungimento degli obiettivi del Green Deal e lo sviluppo sostenibile delle nostre città e comunità. È fondamentale riconoscere e sostenere con determinazione la crescita di un sistema capace di generare valore economico, ambientale e sociale per l’intera Europa, valorizzando qualità produttiva, innovazione e tutela del prodotto. Ci impegniamo a portare le proposte del Manifesto all’attenzione dei tavoli di lavoro del Parlamento Europeo, affinché si traducano in azioni concrete a beneficio di cittadini e imprese.”
Tim Van Hulle, Presidente ENA: “Gli obiettivi climatici europei non sono solo una questione di politiche, ma di piantare. Non è possibile ripristinare un continente o raffrescare una città senza un settore vivaistico sano e innovativo. Siamo pronti a fare la nostra parte, ma l’UE deve riconoscerci come partner strategico nella transizione verso un’economia più verde.”
Antonio Ceccarelli, Presidente della task force ENA Public Affair: “È paradossale che un settore così centrale per il Green Deal sia spesso escluso dai meccanismi di sostegno agricolo come la PAC, semplicemente per le modalità con cui produciamo le piante. Chiediamo condizioni eque, finanziamenti accessibili alle PMI e standard qualitativi obbligatori per tutti i progetti di rinverdimento finanziati dall’UE. Senza un settore vivaistico forte, il Green Deal rischia di appassire.”
Marco Innocenti, Presidente del gruppo di lavoro comunicazione di ENA: ‘A Bruxelles stiamo lavorando per dare una voce coordinata al vivaismo italiano ed europeo. Il settore affronta sfide complesse: programmare produzioni a lungo termine richiede investimenti e immobilizzazioni di capitali importanti, a cui oggi si aggiungono il caro energia, la gestione delle risorse idriche e le emergenze fitosanitarie. Come ENA, insieme a un comitato di circa 20 aziende, ci poniamo come interlocutori diretti delle istituzioni per far capire che siamo un settore strategico, che necessita di fondi e tutele specifiche. Il messaggio che portiamo è semplice: senza il vivai non esistono le piante necessarie alla transizione verde. Se vogliamo davvero compensare il cemento con la natura, lo sviluppo del nostro comparto deve diventare una priorità nelle future leggi europee’.


